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La Daunia

Storia

La Daunia è il territorio corrispondente all'attuale provincia di Foggia, ma anticamente giungeva fino al Molise.

Divisione dell'antica DauniaLe fonti antiche parlano della suddivisione della Puglia in Daunia, Peucezia e Messapia, come effetto dell'insediamento degli Iapigi, mescolanza di Cretesi e Illiri, che avrebbero scacciato gli Ausoni (che, insieme con Sabini, Lucani, Peligni, Bruzi, Campani, Equi e Sanniti abitavano l’Italia Meridionale). Le indagini storiche più recenti hanno accertato che intorno alla fine del secondo millennio avanti Cristo si consolidarono in Puglia, in varie ondate migratorie, almeno tre gruppi indoeuropei di ceppo illirico: i Dauni nell'attuale provincia di Foggia, i Peucezi nella Terra di Bari, e i Messapi nel Salento. I primi Dauni si stanziarono sul promontorio garganico, dove l'insediamento umano esisteva fin dal paleolitico, e successivamente nella pianura
e in altre zone.

Un gruppo di questi popoli balcanici era guidato dal leggendario Dauno, che conquistò il territorio compreso tra il fiume molisano Biferno, a nord, e l'Ofanto, a sud. Con l'aiuto dei Cretesi tentò la conquista di nuove terre nel sud della regione e fondò importanti città.

Secondo la leggenda, al suo successo contribuì l'eroe greco Diomede, che aveva sposato la figlia Drionide. Diomede fu sepolto in una delle isole Tremiti (nome attuale), che in suo onore furono chiamate Isole Diomedee.
Infatti il primo contatto tra Diomede e la Daunia si ebbe con l'approdo alle isole che da lui avrebbero preso il nome di Insulae Diomedee. Sbarcò quindi nell'odierna zona di Rodi, sul Gargano alla ricerca di un terreno più fecondo e si spostò a sud dove incontrò i Dauni, che prendevano il nome dal loro re Dauno, figlio di Licaone e fratello di Enotrio, Peucezio e Japige. Diomede si guadagnò le simpatie del  re Dauno che, per l’aiuto nella guerra contro i Messapi e per il suo alto valore militare, gli diede in sposa la figlia Drionia o Drionide e in dote parte della Puglia, i cosiddetti campi diomedei.

SAN SEVERO
Secondo la leggenda, la città di San Severo fu fondata dall'eroe greco Diomede col nome di Castrum Drionis (Casteldrione). In onore della sposa Drionia, Diomede avrebbe edificato due templi, uno dedicato a Calcante, l'altro a Podalirio. Casteldrione, ad ogni modo, sarebbe rimasta pagana fino al 536, quando san Lorenzo Maiorano, Vescovo di Siponto celebre per le prodigiose apparizioni dell'Arcangelo Michele nel Sacro Speco del Gargano, avrebbe imposto all'abitato il nome di un fantomatico governatore Severo, da lui convertito al cristianesimo.

San Severo sorge nell'antica Daunia, e nell'agro della città sono state rinvenute tracce di vari insediamenti neolitici. In età medievale l'area non risulta interessata da insediamenti stabili e definibili. Tra l'età longobarda e quella bizantina s'irradiò dal monastero di Cassino il monachesimo benedettino, e con esso il culto del Santo Apostolo del Norico Severino, abate del V secolo, precursore di San Benedetto. Sul probabile itinerario della Via Sacra Langobardorum sorse dunque una primitiva chiesetta dedicata a San Severino, presso cui si formò intorno all’anno mille, grazie al continuo afflusso di pellegrini diretti al Sacro Speco di Monte Sant'Angelo e agli spostamenti di uomini e merci, l'odierna città, originariamente chiamata Castellum Sancti Severini.
L'agglomerato, sviluppatosi rapidamente grazie alla posizione favorevole ai commerci, assunse ben presto una notevole importanza, e fu sede di mercanti veneti, fiorentini, saraceni ed ebrei. Dapprima soggetta agli abati benedettini del monastero di San Pietro di Terra Maggiore (e nel 1116 l'abate Adenulfo vi dettò la famosa Charta Libertatis), nel 1230 si ribellò all'imperatore Federico II che, dopo averla punita con l'abbattimento delle mura, la cedette ai Templari. Fu poi dichiarata città regia, ed ospitò diversi monarchi, tra cui Giovanna I e Ferrante d'Aragona.

Antica mappa di San Severo

Nel XVI secolo fu sede del Governatore della provincia di Capitanata e Molise, regione di cui era capoluogo, e del tribunale della Regia Udienza. Nel 1534 vi fece visita l'imperatore Carlo V, che in tale occasione istituì il Consiglio dei Quaranta, espressione delle potenti famiglie reggimentarie. In questo periodo la città batté moneta propria, il suo rarissimo tornese. Qualche anno prima, nel 1528, era avvenuto un grande prodigio: quando a sorpresa, nel cuore della notte, l'esercito spagnolo aveva dato l'assalto a San Severo, con l'intenzione di espugnarla e metterla a saccheggio, il glorioso santo patrono, l'abate Severino, apparve a cavallo sulle mura della città, in abiti guerreschi, con una bandiera rossa nella mano sinistra e una spada nella destra, e, seguito da terribili schiere celesti, mise in fuga l'atterrito offensore, salvando San Severo da irreparabile rovina. La città professò al potente protettore la propria eterna gratitudine e lo proclamò solennemente Defensor Patriae (Difensore della Patria), scelse a proprio stemma la figura del Santo così come era apparso ai soldati spagnoli e fece voto di donare ogni anno a San Severino, in occasione della sua festa (8 gennaio), cento libbre di cera.

Nel 1557 avvenne il miracolo della Pietà: gruppi di pellegrini erano soliti dimorare in uno degli xenodochi cittadini, quello - allora in abbandono - sito nel largo del Mercato e dedicato alla Madonna della Pietà. Alcuni di questi pellegrini giocavano d'azzardo, ed uno, perduto ai dadi tutto quel che aveva, con rabbia si rivolse all'immagine della Vergine dipinta sopra una parete dello xenodochio, accoltellandone la gota sinistra: immediatamente lo sfregio prese a sanguinare. In seguito al prodigio fu edificata la chiesa della Pietà, successivamente ampliata dalla ricca e prestigiosa confraternita della Morte.

Nel 1579, all'apice del suo prestigio ma anche in avanzata decadenza economica, la città fu venduta al duca Gian Francesco di Sangro, che ottenne per i suoi eredi il titolo di principi di Sansevero. Fu l'inizio del declino, nonostante nel 1580 la città fosse stata promossa sede vescovile da Gregorio XIII: il 30 luglio del 1627 un catastrofico terremoto la rase al suolo quasi completamente. La ricostruzione fu lenta, ma nel Settecento, ritornata al centro di interessi commerciali e soprattutto agricoli, San Severo rifiorì in spirito barocco, e vide sorgere sfarzose costruzioni, tra cui numerosi palazzi nobiliari e borghesi, i monumentali monasteri dei celestini, dei francescani e delle benedettine, e diverse chiese. Intanto, ai primi del secolo, la curia aveva affiancato a San Severino, con pari dignità, un nuovo protettore, San Severo vescovo.

La fiorente età barocca finisce traumaticamente col saccheggio operato dai francesi nel 1799, quando l'esercito repubblicano represse nel sangue una violenta rivolta reazionaria contro i giacobini; questi erano stati trucidati dalla folla inferocita che, fraintendendo la volontà egalitaria dei giovani concittadini rivoluzionari, aveva abbattuto l'albero della libertà. Fu l'inizio simbolico di un nuovo corso politico e civile che portò alla definitiva trasformazione dell'economia e della società cittadine. Nel 1811 la città divenne sede di Sottoprefettura, mentre nel 1819 s'inaugurò il Teatro Comunale "Real Borbone", il più antico di Puglia, con ricca sala all'italiana ricavata nell'antico palazzo del governo, essendosi trasferiti nel 1813 gli uffici nel soppresso monastero celestino. Nel 1854 fu inaugurata la grande Villa Comunale, presso il convento dei cappuccini, e nel 1858 fu istituita la Biblioteca Ferdinandea, oggi intitolata al grande stampatore sanseverese Alessandro Minuziano. L'anno prima era stata eletta patrona, con San Severino e San Severo, la Madonna del Soccorso. Nel 1864 iniziarono a funzionare il Real Ginnasio e le Scuole Tecniche, e nel 1866 l'Asilo Infantile. Poco dopo, la passione per la musica portò alla fondazione di due gloriose bande, la Bianca nel '79 e la Rossa nell'83: entrambe vinsero numerosi e prestigiosi riconoscimenti internazionali.

Nel Novecento la città acquista sempre più una fisionomia moderna: tra l'altro, nel '15 apre il nuovo Ospedale Civile, nel '23 è inaugurato, alla presenza dell'erede al trono d'Italia Umberto di Savoia, il grandioso edificio scolastico "Principe di Piemonte", e nel '37 inizia la sua attività il nuovo Teatro Comunale, tra i più grandi della Penisola, progettato dall'accademico d'Italia Cesare Bazzani e decorato dall'artista Luigi Schingo; la monumentale struttura è oggi intitolata a Giuseppe Verdi. Nella seconda metà del secolo, in un clima culturale ricco di fermenti, vivono a San Severo personalità come lo scrittore Nino Casiglio e il geniale fumettista Andrea Pazienza.

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