Storie e leggende

L’origine dell’olivo e la storia dell olio d’oliva si perdono nella notte dei tempi; la sua storia si confonde con quella delle civiltà che si sono sviluppate nel Bacino del Mediterraneo e che, per molto tempo, hanno condizionato il destino degli uomini ed hanno lasciato la propria impronta nella cultura occidentale.

Sono stati ritrovati dei fossili di foglie d’olivo nei giacimenti pliocenici di Mongardino, in Italia; resti fossilizzati in strati del Paleolitico Superiore, nel Nord Africa; parti d’olivastro e semi negli scavi del Neolitico e dell’Età del Bronzo, in Spagna.

 L’origine dell‘olivo silvestre si colloca in Asia Minore, dove è molto abbondante e forma dei veri e propri boschi; gli unici che non lo conoscevano erano gli Assiri e i Babilonesi.

A partire dal secolo XVI a.C. i Fenici diffondono l’olivo attraverso la penisola ellenica, dove si sviluppa la sua coltivazione fino a raggiungere grande importanza nel secolo IV a.C., quando Solone promulga dei decreti sulla piantagione degli olivi.

Dal VI secolo a.C. si estende in tutto il Bacino del Mediterraneo passando per Tripoli, Tunisi, la Sicilia e da qui all’Italia Meridionale. I Romani continuano a far espandere l’olivo nei paesi costieri del Mediterraneo, come arma pacifica nelle loro conquiste.

Gli Arabi introdussero le loro varietà nel sud della Spagna e contribuirono alla diffusione di questa coltivazione, a tal punto che i vocaboli spagnoli “aceituna” (oliva) e “aceite” (olio) hanno origine araba.
La caduta dell’Impero Romano provoca una crisi olivicola, soprattutto in Italia, dove si succederanno le invasioni barbariche. Si deve agli Ordini Monastici, soprattutto ai Benedettini, la sopravvivenza della coltivazione dell’olivo e il suo rifiorire, soprattutto dal XII secolo in poi, grazie all’opera di tutela delle popolazioni rurali che, per difendersi dagli attacchi degli invasori, si concentrarono nelle vicinanze dei monasteri.

Con la scoperta dell’America, la coltivazione dell’olivo esce dal Bacino del Mediterraneo; oggi viene coltivato in luoghi molto lontani da quello di origine come il Sud Africa, l’Australia, il Giappone e la Cina, oltre a quasi tutto il Continente Americano dalla California all’Argentina.

In quasi tutte le culture, l’olivo ha un valore simbolico importante. E’ simbolo di longevità, fertilità e maturità. In tutto il Mediterraneo si confonde con l’origine dei popoli che lo abitano, che lo giudicano un albero sacro, regalo degli Dei e degno di adorazione e di protezione. Gli scettri dei re venivano fatti con legno d’olivo e con il suo olio si ungevano i re e i sacerdoti. Inoltre, i rami d’olivo venivano intrecciati con l’alloro per preparare il serto della vittoria

Una leggenda racconta che Adamo, nell’avvicinarsi il momento della sua morte, mandò suo figlio Set sulla montagna, dove il Paradiso Terrestre era rimasto sotto la protezione di un Cherubino, perché lo supplicasse per la sua redenzione e per quella di tutta l’Umanità. Questi prese tre semi dall’albero del Bene e del Male e disse a Set di metterli nella bocca del defunto Adamo. Quando Adamo venne seppellito sul Monte Tabor, i tre semi germogliarono facendo nascere delle radici che si trasformarono poi in un olivo, un cedro e un cipresso, i tre alberi mediterranei.

Seimila anni fa gli Egizi attribuivano a Iside, moglie di Osiride, il merito di insegnare a coltivare e ad utilizzare l’olivo.

Pallade Atena, dea della pace e della sapienza, nata miracolosamente dalla fronte del padre Zeus, donando l’olivo, vinse la disputa con Poseidone e conquistò il diritto a dare il nome alla città che, in suo onore, prese il nome di Atene.

I greci e i Romani usavano l’olio per scopi medicamentosi e come combustibile nelle lampade votive, in qualche chiesa dei nostri tempi è ancora possibile vedere accese lampade ad olio.

La Bibbia cita circa 140 volte l’olio e circa 100 volte l’olivo. Nella Genesi, la colomba liberatada Noè, ritorna all’arca con un ramo d’olivo nel becco, segno della fine del Diluvio e simbolo del ristabilimento della pace fra Dio e gli uomini.

Gesù Cristo nell’Orto degli Olivi, a Getsemani, pregò e pianse subito prima della passione e della morte. I Cristiani da sempre usano l’olio nei riti più significativi, quali i Battesimo, la Cresima e l’Estrema Unzione.
La letteratura greca e quella romana sono piene di riferimenti all’olivo. Lo citano nelle loro opere autori come Omero, Virgilio, Ovidio, Orazio, Catone e Plinio.